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Le cavità naturali: utilizzi in emergenza

LE CAVITA’ NATURALI

Per cavità naturale o grotta si intende, nel suo significato più ampio, qualsiasi tipo di vuoto sotterraneo più o meno esteso del terreno sottostante il suolo (ambiente ipogeo).
Il fattore più importante che concorre alla creazione delle grotte è dissoluzione chimica di rocce solubili come i carbonati (calcari, marmi, dolomie) ma anche salgemma e gessi. Alla dissoluzione si aggiunge l’erosione meccanica.

Nei carbonati in particolare si verifica, a causa dello scorrimento di acqua inacidita dalla presenza di anidride carbonica, il fenomeno del “carsismo” che porta allo scioglimento del carbonato di calcio allargando pian piano le vie preferenziali di scorrimento, createsi in prevalenza con un altro fattore fondamentale per lo sviluppo di un sistema carsico: la fratturazione.
Tali sistemi possono raggiungere dimensioni enormi, creando grotte percorribili dall’uomo lunghe centinaia di chilometri, come le famose Mammoth Cave negli Stati uniti estese per ben 640 Km.
In Sardegna si trova il sistema di grotte più esteso d’Italia, creato dalla giunzione nel giugno 2016 dei due complessi carsici della Codula Illune e di Su Molente-Bue Marino, superando i 70 km di estensione.

In base alla loro formazione possiamo distinguere le grotte in primarie e secondarie.
Le prime comprendono le cavità formatesi contestualmente alla roccia che le contiene e tra queste rientrano i “tubi lavici” e le cavità createsi a causa di dislocazioni tettoniche con formazioni di fratture e faglie nella roccia. Tali cavità si ritrovano anche in tipologie rocciose più difficilmente aggredibili dall’acqua come graniti, arenarie e marne.

Le grotte secondarie si formano a causa di processi erosivi delle acque su ammassi rocciosi fratturati. Tra queste rientrano le grotte carsiche, molto diffuse in Sardegna.
Una distinzione della tipologia di questo tipo di cavità in particolare è relativa al suo sviluppo: orizzontale o verticale.
Quelle a sviluppo orizzontale vengono chiamate “a galleria” quando si riesce a procedere in piedi, o a cunicoli se si può procedere in altro modo, spesso strisciando.
Tra questa tipologia di cavità troviamo le “caverne”, ampie grotte accessibili facilmente dall’esterno. Spesso le caverne hanno offerto rifugio all’uomo preistorico.
Le grotte a sviluppo verticale prendono il nome di “pozzi” se la profondità raggiunge alcune decine di metri, o “abissi” se raggiungono profondità maggiori o sono formate da più pozzi in sequenza.

L’UOMO E LA GROTTA

Un uso occasionale o meno degli ambienti sotterranei da parte dell’uomo è confermato in tutti i periodi storici sin dal Paleolitico sino ad arrivare ai tempi moderni.
Le cavità venivano utilizzate in origine come riparo dalle intemperie e da predatori, soprattutto quelle ampie come le caverne esposte a sud, a quote relativamente basse e vicine a corsi d’acqua.
l primi abitanti spesso si avventuravano all’interno delle grotte e sotto le volte rischiarate dai falò, si svolgeva una intensa vita sociale.
Simili ripari naturali erano ottimi anche per il bestiame, tanto e vero che non è affatto raro trovare ancora, lungo i sentieri montani, cavità adattate ad ovili utilizzate costantemente sino agli anni ’70 del secolo scorso.

grotta nuragicaL’uso come riparo era limitato nel tempo in quanto l’uomo cacciatore e raccoglitore doveva spostarsi spesso. In questa fase le cavità sono ottimi depositi di materiale da analizzare e vi si possono rinvenire strumenti in pietra scheggiata, resti di pasto (ossa animali, conchiglie, chiocciole), tracce di focolari.

Da questo tipo di utilizzo si passò nel corso dei millenni all’uso abitativo e quindi sepolcrale e rituale.

In Sardegna nel solo periodo relativo alla “Cultura di Monte Claro” (2700-2400 A.C), sono stati censiti 67 siti (60 grotte carsiche e 7 ripari) interessati da frequentazione umana nello specifico ad uso cultuale e funerario.
In alcune grotte come quelle di Tanì ad Iglesias, di Is Janas a Seulo e Serra Lioni a Sassari, sono stati rinvenuti degli ossari anche di una certa grandezza mentre nella grotta di Su Pirosu a Santadi è stato rinvenuto un tempio sotterraneo estremamente importante per i reperti ritrovati: oltre 1600 vasetti utilizzati probabilmente per bere l’acqua sacra o come semplici doni alle divinità adorate, oggetti metallici di rame, bronzo e oro, armi come pugnali, spade, stiletti, cuspidi di lancia, oggetti ornamentali come bracciali, anelli, spilloni, fibule, grani di collana, utensili domestici come ciotole ceramiche, ollette globulari, lucerne decorate, falce, specchietto, un’asticciola e oggetti votivi e talismani come navicella, corna di animali ed elmi.
Il tempio, scoperto nel giugno del 1968 dagli speleologi locali, si trova a 120 mt da uno degli ingressi della cavità e a 95 metri di profondità.

Con l’avvento del cristianesimo e il conseguente tentativo di soppiantare i culti misterici del paganesimo, che nel sottosuolo avevano trovato linfa e rifugio, le caverne si trasformarono in sedi di oscure forze malefiche.
Nel corso del Medioevo le grotte diventarono quindi la “casa del demonio” per eccellenza, abitate da folletti, streghe e maghi. In verità erano spesso frequentale da banditi ed eremiti.
Famosa in Sardegna la “grotta Corbeddu” in territorio di Oliena, comune della provincia di Nuoro. In questa grotta trovava rifugio il famoso bandito sardo Giovanni Corbeddu, da cui ha preso il nome.

LE GROTTE IN SARDEGNA

ambiente ostile in grotta

In Sardegna sono state censite ben 3757 grotte per uno sviluppo complessivo di 449 Km.
I terreni carsici in Sardegna occupano circa 2088 kmq, corrispondenti all’8,7% del territorio dell’isola.
La provincia con maggiore porzione occupata da rocce carbonatiche è Sassari, con quasi 860 kmq di territorio carsico. Segue la provincia di Nuoro, con quasi 810 kmq, la provincia del sud Sardegna e l’area metropolitana di Cagliari con circa 360 kmq, mentre Oristano supera di poco i 50 kmq.

Nella provincia di Nuoro si trovano i “Supramontes”, vasti complessi carbonatici che si sviluppano su una superficie di circa 350 kmq, nei territori dei comuni di Oliena, Dorgali, Baunei, Urzulei e Orgosolo.

Prendiamo in considerazione in modo particolare questa parte dell’isola in quanto senza ombra di dubbio una delle zone più selvagge e splendide dal punto di vista paesaggistico, meta incontrastata per gli amanti delle attività all’aperto: trekking, torrentismo, mountain bike, speleologia.
Dopo decenni di abbandono i Supramontes sono nuovamente frequentati anche in modo assiduo dall’uomo, non più per necessità legate al pascolo del bestiame, ma per scopi ludici.

La vastità del territorio, la sua natura selvaggia e in modo preponderante l’imperizia degli escursionisti hanno contribuito in modo significativo all’innalzamento degli interventi di soccorso ad opera dei volontari del Soccorso Alpino e Speleologico e dei Vigili del Fuoco, sia per quanto riguarda traumi da caduta che per ricerca dispersi.
Data la natura calcarea della zona è molto probabile incontrare in situazioni di emergenza delle cavità più o meno estese ed è bene sapere che possono venir utilizzate almeno come riparo occasionale.

LA GROTTA: UN AMBIENTE OSTILE ?

La grotta è sostanzialmente un ambiente ostile all’uomo. Le condizioni fisiche non sono delle migliori: è buio, l’umidità relativa è prossima al 100% ed in genere c’è abbastanza freddo.
Nelle grotte sarde quest’ultimo fattore non è sempre vero in quanto la temperatura interna è costante e corrisponde a quella media annuale della temperatura misurata in prossimità dell’ingresso. In media abbiamo una temperatura interna che si aggira sui 16°.
Anche l’umidità relativa rimane praticamente costante ma solo ad una certa distanza dall’ingresso.
Per il buio c’è poco da fare in quanto la luce scompare rapidamente allontanandosi dall’imboccatura.
Senza una fonte di luce avventurarsi in una grotta può avere esiti fatali.

UN BIVACCO NATURALE

La grotta può essere considerato un “bivacco” naturale pronto all’uso offerto dalla natura insieme a anfratti, insenature, sporgenze di roccia.
Trovare un buon riparo naturale in situazioni di emergenza può essere considerata una fortuna perché occorrerà poco tempo per adattarlo alle proprie necessità limitandosi ad isolare il corpo dal terreno e all’accensione di un fuoco, riducendo al minimo il dispendio energetico.
Questo tipo di ripari non aiutano ad essere salvati ma possono essere estremamente utili per ripararsi momentaneamente, sempre che a cause di forza maggiore in cui non ci si possa muovere.

All’interno di cavità non si è visibili per cui eventuali soccorsi avranno grosse difficoltà a localizzare un disperso, a meno che non si riesca a segnalare loro il luogo esatto in cui ci si trova.
Ciò presuppone la presenza di un dispositivo GPS, dei punti di riferimento ben visibili e definiti e che le comunicazioni cellulari funzionino.

Nel malaugurato caso in cui occorra ripararsi all’interno di una cavità occorre seguire un minimo di precauzioni sfruttando l’ambiente prossimo all’imboccatura quando possibile e verificando la struttura rocciosa sotto cui si intende sostare per evitare caduta di rocce in posizioni precarie.

pipistrello sardoPer quanto riguarda la presenza di animali all’interno, fortunatamente in Sardegna non ne sono presenti di pericolosi ma è sempre bene controllare l’ambiente che si andrà ad occupare e se si è in grado di accendere un fuoco, è possibile utilizzare il fumo come deterrente per eventuali roditori o altri animali indesiderati.

Il fuoco ci può essere utile per svariati motivi: riscaldarci, anche utilizzando le pareti come riflettente, scaldare delle pietre da tenere vicino al corpo in un giaciglio, cucinare o bollire dell’acqua se ne abbiamo la possibilità e nel caso si sia sprovvisti di luci artificiali e occorra cercare il prezioso liquido all’interno della grotta, è di fondamentale importanza per evitare di precipitare in qualche pozzo.

Se non si è in grado di accendere un fuoco, per quanto la vista o eventuali luci artificiali lo consentano, è bene inoltrarsi all’interno della cavità allontanandosi dall’ingresso, verso punti con una temperatura più confortevole.

In qualsiasi caso isolarsi dal terreno evita di perdere calore velocemente.
In caso si sia degli escursionisti, si presuppone il trasporto di un minimo di attrezzatura tecnica che facilita il compito, ma l’utilizzo di rami e arbusti aiuta notevolmente.

Ripari sotto roccia sono utili anche in presenza di condizioni meteo avverse ma durante un temporale con frequenti fulminazioni questo tipo di riparo dovrebbe essere evitato.
In tal caso stare almeno ad un metro di distanza dalle pareti e dal soffitto per evitare le scariche elettromagnetiche di superficie, isolarsi da terra frapponendo più materiale possibile tra il corpo e il terreno (uno zaino ad esempio).
I posti dove rifugiarsi sono quelli che ci permettono di stare lontani da qualsiasi rilievo (in particolare dalla roccia) ma che sono più in basso rispetto alla regione attorno come ampie doline o riduzioni di pendenza di un versante.

bivacco naturale

La vicinanza di oggetti (rocce, zaini, compagni) può essere fatale perché si può venire a formare con essi un circuito elettrico che trasporta la corrente di fulmine.

Quindi se si viene sorpresi dal temporale in zona molto esposta non si deve cercare rifugio in un ingresso di grotta di quella zona a meno che non sia parecchio ampio, altrimenti si correrebbe il rischio di completare con la propria testa il circuito di fulmine fra una parete e l’altra.

Stare distesi in un ridotto ingresso o sotto un masso è estremamente pericoloso: se un fulmine si abbatte nelle vicinanze ci si può trovare con la parete superiore talmente vicino alla testa che ha una tensione decine di migliaia di Volt più alta della propria.
La corrente può attraversare il corpo anche se non si tocca direttamente la roccia, a causa della scarsa resistenza che si trova nell’ipotetico circuito “roccia-aria-persona-roccia”.

Quindi se l’ingresso in cui ci si rifugia è stretto e si trova in una zona molto esposta, è preferibile andare parecchio in profondità, soprattutto se:

  • l’entrata è in zona di rocce nude quindi poco conduttive;
  • la grotta non è asciutta a causa di infiltrazioni d’acqua o perché assorbe aria umida e dunque ha le pareti bagnate di condensa.
    In estrema sintesi i ripari sotto roccia, soprattutto in vicinanza di infiltrazioni d’acqua, possono essere estremamente pericolosi.

Nel caso di temporale assumere una posizione di “sicurezza”, che consiste nell’accucciarsi a terra in posizione fetale, con ginocchia e piedi uniti con le braccia che cingono le gambe.
La testa va posta sopra alle ginocchia, con il torso vicino alle stesse.
Questa posizione ha lo scopo di ridurre al minimo il punto di contatto con il terreno. E’ assolutamente sconsigliato stendersi perché in tal modo si andrebbe a fornire maggior superficie in caso di dissipazione della corrente a causa di un fenomeno prossimo alla posizione in cui ci si trova.
In presenza di più persone, è bene allontanarsi l’uno dall’altro (almeno 10 metri) in quanto nel malaugurato caso qualcuno venisse colpito potrebbe crearsi un arco voltaico tra le persone che veicola la corrente.

ACQUA IN GROTTA

In una situazione di emergenza in cui si rischia di passare qualche giorno all’addiaccio, è di fondamentale importanza idratarsi.
Ogni perdita d’acqua del 2% del proprio peso causa un calo delle capacità fisiche del 20.% rispetto al normale ma in grotta fortunatamente si riesce a trovare acqua abbastanza facilmente, anche se con tutta probabilità occorrerà allontanarsi considerevolmente dall’ingresso.

In base alla stagione, l’alta umidità relativa dell’aria che circola nel sottosuolo può facilitare il compito.
In inverno, l’aria fredda che penetra in grotta aumenta la sua temperatura a contato con le pareti più calde della cavità.

In tal modo tende ad assorbire acqua, provocando l’evaporazione di eventuali veli che ricoprono le pareti.
In definitiva in inverno i primi metri della grotta possono risultare avere un’atmosfera piuttosto secca e le pareti asciutte.
Questo fenomeno viene utilizzato spesso per rilevare la presenza di un ingresso “alto” di una grotta con più ingressi, a causa del vapore acqueo che fuoriesce dal terreno.

Per contro in estate l’aria umida che penetra in grotta si raffredda al suo interno cedendo così gran parte della sua umidità che percola lungo le pareti sotto forma di veli acquei.
Se la grotta è interessata da grandi volumi d’aria, l’acqua di condensazione può dar luogo a dei veri e propri ruscellamenti.
Acqua stagnante e poco pulita è meglio evitarla, anche a causa delle colonie di pipistrelli che non è assolutamente raro trovare anche agli ingressi.
Meglio l’acqua che percola dalle pareti e dai soffitti.

Se per qualsiasi motivo occorre avventurarsi all’interno della grotta, anche per la ricerca d’acqua, è bene ricordarsi che è presente il rischio di ipotermia, soprattutto se ci si bagna.
Meglio coprirsi bene ed evitare di appoggiarsi sulla roccia nuda.
Nel caso la si abbia a disposizione, non è male utilizzare una busta di plastica come poncho per trattenere il calore, evitando di sudare muovendosi sempre molto lentamente e senza affaticarsi.

TECNICHE DI ACCESSO IN GROTTA (PROGRESSIONE ORIZZONTALE E VERTICALE)

Se per un qualsiasi motivo occorre allontanarsi dall’ingresso, è assolutamente necessario avere una luce a disposizione e fatto non secondario, mai correre o saltare.
Come scritto in precedenza, la grotta è un ambiente ostile all’uomo; la visibilità è scarsa, speso si scivola e le distanze non vengono ben interpretate dall’occhio. Anche una semplice distorsione può avere pessime conseguenze.

Nella progressione in grotte sub-orizzontali si cammina su un terreno accidentato.
Ci si può imbattere in pavimento bagnato e scivoloso, tratti di galleria allagata, restringimenti, sassi instabili, fango, inclinazioni, piccoli salti, tutte zone in cui l’equilibrio è fondamentale per non cadere.

Con la scarsità di luce che complica le cose è necessario saper posare i piedi in modo appropriato e sicuro, caricando con il proprio peso la maggiore superficie possibile della suola d’appoggio per avere una buona aderenza al suolo.
Solo in caso di pericolo o necessità si può accelerare l’andatura, facendo attenzione, perché in questo modo le possibilità di un eventuale incidente aumentano.

Se in casi estremi è necessario arrampicarsi, bisogna avere sempre tre appigli stabili tenendo il corpo staccato dalla roccia.
Tre estremità stanno ferme e una si sposta sull’appiglio successivo, lo controlla e poi ci applica gradualmente il peso.

Alcune cavità possono essere labirintiche e molto profonde per cui se non le si conosce bene può essere utile lasciare delle tracce, come piccoli cumuli di pietre, da poter seguire a ritroso per tornare all’ingresso.
E’ un attimo perdere l’orientamento.

Se la grotta non è del tutto orizzontale ma si ha a disposizione una corda, è possibile utilizzarla sfruttando quelli che vengono definiti “ancoraggi naturali”. Tra questi possiamo utilizzare:

  • Piante poste vicino all’imboccatura di un piccolo pozzo dove potrebbe esserci acqua. In questo caso la pianta deve essere di dimensioni adeguate e non secca.
  • Rocce di varie forme come spuntoni, clessidre, stalagmiti, massi. Queste devono essere di dimensioni adeguate a sostenere il peso di chi utilizzerà la corda. Nell’utilizzo di concrezioni come le stalagmiti, occorre avere un occhio di riguardo verso il substrato sul quale queste si sono formate.
    Se il substrato è incoerente come in presenza di strati argillosi, la stalagmite sottoposta a trazione potrebbe staccarsi.

ancoraggi naturali

Agli ancoraggi naturali hanno il vantaggio di essere già li a disposizione ma talvolta non sono dove servirebbero, possono lesionare la corda (ispezionare bene prima di applicare il proprio peso tramite la corda) e sono veramente poco sicuri anche se, come la tecnica speleologica pretende, si deve “doppiare” l’ancoraggio.

I nodi utilizzabili possono essere diversi: su massi, clessidre e alberi è possibile utilizzare un nodo ad otto inseguito o una gassa mentre su spuntoni e stalagmiti è possibile usare un serraglio.
Sulla corda si possono creare delle maniglie o dei semplici nodi per facilitare la presa delle mani.

E’ bene ribadire quindi il concetto che ci si deve avventurare all’interno di una grotta solo se è assolutamente necessario e se si deve utilizzare una corda, questa deve fungere esclusivamente da sicura evitando di rimanerci appesi o strattonarla bruscamente.
Le scivolate su passaggi facili sono la prima causa di incidente, in grotta e in montagna. Basta un attimo per farsi male in modo serio e in una situazione di emergenza è quanto di peggio possa accadere.

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